Vino Petrosilla

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Furono i Greci a portare in Italia l'originario vitigno del Fiano, la "Vitis Apicia": le prime viti furono piantate a Lapio, una località che prese il nome dall'uva, il comune dove tuttora si produce il Fiano. A sua volta, il nome "Vitis Apicia" o "Apina" deriva dalla caratteristica, proprio di quest'uva dal dolce profumo, di attirare sciami di api nelle vigne. Da Apina derivò "Apiana" e da questo "Afiana", quindi Fiano. Si trovano documenti relativi al vino Fiano già nel XII secolo: sono ordini di acquisto da parte della corte di Federico II di Svevia relativi al periodo in cui l'imperatore si trova a Foggia. Altro ordine, nel secolo successivo, ma questa volta da parte del re Carlo II d'Angiò per 1600 viti di Fiano da spedire a Manfredonia Documenti risalenti al XIII secolo, fanno rilevare l'ordine impartito da re Carlo II d'Angiò al proprio commissario, Guglielmo dei Fisoni, di trovare 1600 viti di fiano da spedire a Manfredonia, a) fine di piantarle nelle proprie tenute.[1] Che Lapio fosse un importante centro di produzione vinicola lo attesta una nota del 5 novembre del 1592, indirizzata al Capitano di Montefusco, capitale del Principato d'Ultra: «L'Università ha ottenuto Regio Assenso, su la gabella del vino per far pagare 4 carlini per ogni soma che entra nella terra. Ora molti particolari di Lapio portano il vino, ma non vogliono pagare perché dicono di venderlo al minuto. Il Capitano li costringa al pagamento.» Nel 1642 lo storico Fra' Scipione Bellabona descrive la zona ed il suo vino nei "Raguagli della città di Avellino ".[1] Nel 1800 si verifica il primo exploit produttivo: si arriva a cento milioni di litri per la maggior parte esportati (persino in Francia) e la vitivinicoltura diviene l'asse portante dell'economia irpina tanto da stimolare la realizzazione della prima ferrovia dell'avellinese. Ha in questo un ruolo fondamentale l'apertura della Regia Scuola di Viticoltura & Enologia di Avellino (l'attuale Istituto Tecnico Agrario) che fornisce, nella zona del Fiano, un adeguato supporto tecnico-scientifico alla neonata enologia. Nel 1882 Michele Carlucci, direttore della suddetta scuola, mette a punto e rende pubblici metodi di vinificazione sviluppati per l'uva Fiano per allineare le qualità del vino prodotto alla richiesta commerciale.[1]


Zona di Produzione: Avellino, Lapio, Atripalda, Cesinali, Aiello del Sabato, Santo Stefano del Sole, Sorbo Serpico, Salza Irpina, Parolise, San Potito Ultra, Candida, Manocalzati, Pratola Serra, Montefredane, Grottolella, Capriglia Irpina, Sant'Angelo a Scala, Summonte, Mercogliano, Forino, Contrada, Monteforte Irpino, Ospedaletto d'Alpinolo, Montefalcione, Santa Lucia di Serino e San Michele di Serino tutti in provincia di Avellino.

Colore: giallo paglierino più o meno intenso

Odore: gradevole, intenso, fine, caratteristico

Sapore: fresco, armonico;


Reviews for Warm Winter Jacket

Steve

July 4, 2015

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John

July 4, 2015

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Alice

July 4, 2015

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Annata

2019

Denominazione

IGT Campania

Vitigni

100% Fiano

Gradazione Alcolica

13,5 %

Temperatura di Servizio

18° - 20°

Abbinamenti

Pesce, Formaggio, Castagne










Forse non sapevi che...

Petrosinella è una fiaba italiana inclusa nell'opera Lo cunto de li cunti: è il primo racconto della seconda giornata, ed è narrato da Zeza: Pascadozia è incinta, e un giorno guarda dalla finestra verso il giardino di un'orca: vista un'aiuola di prezzemolo, le viene una voglia tale da rubarne un po' mentre l'orca è assente. L'orca però si accorge del furto, e un giorno coglie Pascadozia sul fatto. L'orca è talmente infuriata da minacciare di uccidere Pascadozia se non accetterà di cederle il figlio o la figlia che le nascerà, e Pascadozia accetta l'accordo. Qualche tempo dopo le nasce una figlia insieme a una cima di prezzemolo, e per questo la bambina viene chiamata Petrosinella.

Sette anni dopo l'orca reclama Petrosinella e la porta nella foresta, dove fa sorgere una torre magica senza porte e senza scale, solo con una finestra. L'unico modo che ha l'orca di entrare e uscire è passare dalla finestra tenendosi ai capelli di Petrosinella, lunghi come tutta la torre.

Un giorno Petrosinella è affacciata alla finestra e un principe la vede, innamorandosi di lei. Col tempo i due avviano una relazione, e Petrosinella lo fa salire più volte sulla torre quando l'orca è assente. Un'amica dell'orca però li scopre e glielo riferisce. L'orca è sicura però che Petrosinella non scapperà mai: le ha fatto un incantesimo, e la fuga le sarà impossibile se non avrà tre ghiande magiche nascoste in una trave della cucina. Petrosinella fortunatamente ascolta i discorsi tra l'orca e l'amica e sa come usare le ghiande: lei e il principe le trovano e lasciano la torre.

L'orca li insegue, e Petrosinella getta a terra la prima ghianda facendo apparire un terribile cane corso, ma l'orca gli dà da mangiare tenendolo buono. Dalla seconda ghianda appare invece un leone, ma l'orca scortica un asino e indossa la sua pelle: il leone la scambia per un vero asino e scappa. Dalla terza ghianda infine appare un lupo: l'orca non si è tolta la pelle d'asino, e prima di poter trovare un'altra soluzione il lupo la divora. Petrosinella e il principe arrivano nel regno di lui, che la sposa col permesso del padre. Da questo racconto nasce Raperonzolo.